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Divenuto re a 20 anni insieme alla moglie diciottenne, Maria Antonietta, il 10 maggio 1774, in seguito alla morte di Luigi XV “Il Beneamato”, Luigi XVI fu sin dall’inizio un re timido, insicuro, inadatto al governo di un paese di 25 milioni di abitanti e, ben presto, subì passivamente l’influenza dei suoi ministri e della moglie.

Il suo regno, travolto tragicamente dagli avvenimenti della Rivoluzione francese, segnò la fine dell’Ancien Régime.

IL MOBILE E LO STILE LUIGI XVI

Durante il regno di Luigi XVI il mobile ha ancora un ruolo preminente nell’arredamento: situabile grossomodo nell’ultimo quarto del secolo XVIII, quello che trasporterà la Francia dalla monarchia alla rivoluzione, aprendo poi la strada per l’epopea napoleonica, lo stile di Luigi XVI segna il ritorno a forme più classiche, ispirate al classicismo greco e romano.

Parte di questo ritorno al classicismo fu dovuto alla riscoperta dei dipinti murali che, ad Ercolano, mostravano mobili e suppellettili e che furono grande fonte di ispirazione.

I mobili, pur mantenendo un aspetto leggiadro e raffinato, assunsero forme di rigida compostezza in risposta alle forme sinuose e capricciose che erano proprie dello stile di Rococò.

Lo Stile Luigi XVI, caratterizzato da una semplicità e sobrietà raffinate, si distingue per il rigore geometrico e la nitidezza dei volumi nei mobili. I tavoli, le consoles, i scrittoi, i tavolini da gioco e da tè, le sedie e le poltrone presentano gambe dritte e sottili, con sezioni squadrate o tonde e piedi tronco-piramidali o tronco-conici. Lo stile predilige legni esotici come il mogano e l’ebano, mentre i piani di tavoli e tavolinetti possono essere ricoperti di marmo chiaro di Carrara. La tappezzeria di sedie, divani e poltrone è realizzata in seta pura con decorazioni minute e delicate. I motivi decorativi attingono al repertorio classico e botanico, con intarsi di panneggi, cordoni, nappe e medaglioni. I mobili sono impreziositi da ornamenti in bronzo dorato al mercurio, leggeri e raffinati.

I cassettoni sono lastronati in ebano o bois de rose e intarsiati con legni colorati, con maniglie pendenti tonde o ellittiche. Le poltroncine diventano più rigide e geometriche, ma mantengono leggerezza ed eleganza. I letti si ispirano all’antichità classica con montanti a colonna scanalata o pilastro, terminanti con pigne o pomi scolpiti. I mobili dipinti prediligono colori chiari come il bianco e l’azzurro, con dorature e decorazioni classiche. Nascono nuovi mobili come la vetrina, il bureau à cylindre e il bonheur du jour.

Lo stile Luigi XVI influenza anche la decorazione degli interni nel XIX secolo, con l’Imperatrice Eugenia che lo adotta nelle sue residenze, dando vita allo Stile Napoleone III o Mariantonietta. I mobili ottocenteschi si distinguono per forme più pesanti e l’utilizzo di macchinari, mentre i bronzi sono dorati con metodo galvanico. In Italia, lo Stile Luigi XVI mantiene una struttura irrigidita, ma con un tocco di decorazione rocaille ad intarsio. Gli ebanisti italiani prediligono legni chiari e l’artista Giuseppe Maggiolini è noto per la finezza e complessità dei suoi intarsi.